Perché questa iniziativa

La storia di Diritto alla Fibra

Tutto è cominciato da una cabina grigia sul ciglio della strada e da una risposta che non tornava.

Piano di Mommio, Massarosa. Marzo 2025.

Un giorno mi sono trovato davanti a un armadio nuovo, grigio, con il logo della fibra ottica. Era comparso sul ciglio della strada qualche mese prima. Significava che i lavori erano stati fatti: la fibra era arrivata nel mio paese.

Ho chiamato il mio operatore per attivare il servizio. Risposta: "Non disponibile in questa zona."

Ho chiamato un secondo operatore. Stessa risposta.

Un terzo. Idem.

Ho controllato la mappa ufficiale dell'AGCOM, l'ente dello Stato che dovrebbe monitorare la copertura Internet in Italia. La mappa diceva che il mio civico era coperto in fibra ottica FTTH.

Ma nessun operatore riusciva ad attivarlo.

Ho iniziato a fare domande.

Non ero solo

Parlando con i vicini, ho scoperto che erano tutti nella stessa situazione. Ho allargato la ricerca ad altre frazioni di Massarosa. Stesso problema ovunque: lavori completati, servizio non attivabile.

Poi ho scoperto che non era nemmeno un problema solo di Massarosa.

In tutta Italia, migliaia di civici sono nella stessa situazione. La fibra è stata posata fisicamente, i lavori sono stati dichiarati completati, i contributi pubblici sono stati pagati agli operatori. Ma il servizio non è disponibile per i cittadini.

Come è possibile?

I soldi pubblici e le "milestone"

Il Piano Italia 1 Giga è un programma finanziato con circa 3,8 miliardi di euro del PNRR, i fondi europei stanziati dopo il Covid. L'obiettivo è portare la fibra vera — quella che arriva direttamente in casa, senza passare per il vecchio cavo in rame — nelle zone dove il mercato privato non aveva interesse ad arrivare da solo.

Il meccanismo è semplice: lo Stato firma un contratto con un operatore (FiberCop o Open Fiber), stabilisce degli obiettivi intermedi chiamati "milestone", e paga ogni volta che un obiettivo viene raggiunto.

Il problema sta nella definizione di "obiettivo raggiunto".

Dichiarare che un civico è "coperto" e rendere il servizio effettivamente attivabile da parte di un operatore commerciale non sono la stessa cosa. Ci sono fasi intermedie: collaudi, attivazioni, verifiche. Fasi che in molti casi non vengono completate, o vengono completate molto dopo.

Il risultato? L'operatore dichiara le unità immobiliari come "coperte", incassa i contributi pubblici, e il cittadino che prova ad abbonarsi sente dire che il servizio non è disponibile.

Sul sito la zona risulta coperta. Nuovi interventi pubblici non sono previsti. Ma la connessione non c'è. È un limbo. E costa soldi pubblici a tutti noi.

Cosa succede a Massarosa

Massarosa è un Comune di circa 22.000 abitanti in provincia di Lucca, in Toscana. È diventato il caso pilota di questa iniziativa perché qui il problema si vede in modo particolarmente chiaro.

Il centro del paese

Non ha la fibra vera. Ha solo la vecchia connessione misto rame, che sulla carta promette 50-100 Mbps ma nella realtà arriva a malapena a 10 Mbps. La rete telefonica di Massarosa è costruita "in serie" come una collana di perle: il cavo parte dalla cabina e attraversa tutto il paese collegando una casa all'altra. Più sei lontano dalla cabina, peggio va.

Gli uffici comunali

Soffrono dello stesso problema. Il Comune paga ogni anno linee dedicate costose solo per far funzionare i propri uffici. Soldi pubblici spesi per tamponare un problema che non dovrebbe esistere.

La zona industriale di Montramito

Non ha nessun tipo di fibra. Zero. Le aziende che vogliono una connessione decente devono pagare migliaia di euro all'anno per linee private. Le aziende che valutano di insediarsi a Massarosa e cercano copertura fibra trovano il deserto e vanno altrove.

Piano di Mommio

Ha i cavi della fibra sotto le strade da oltre un anno. Ma nessun operatore può attivare il servizio.

Questi soldi sono stati spesi. Questi lavori sono stati dichiarati completati. Queste milestone sono state raggiunte. Ma la fibra non c'è.

Cosa vogliamo ottenere

Non siamo qui per fare polemiche. Siamo qui per risolvere un problema.

Trasparenza

Sapere esattamente dove sono stati fatti i lavori, quanti soldi sono stati spesi, quante case sono state dichiarate "coperte" e quante di quelle case possono davvero attivare il servizio. Questi dati esistono. Devono essere pubblici.

Responsabilità

Chi ha dichiarato le milestone come raggiunte deve rispondere di questa dichiarazione. Se il servizio non è attivabile, la milestone non era davvero raggiunta. Il meccanismo di controllo deve funzionare.

Risultati

La fibra deve essere attivabile. Non tra anni. Adesso.

Per arrivare a questi risultati costruiamo una mappa pubblica, documentata, dei civici dove il problema esiste. Ogni segnalazione è una prova. Quando le prove sono abbastanza, le usiamo: con le istituzioni, con i media, con il Parlamento.

Un'iniziativa civica

Diritto alla Fibra è un'iniziativa civica senza fini di lucro, fondata da Alberto Macaluso, residente a Piano di Mommio nel Comune di Massarosa.

Non siamo affiliati a nessun partito politico. Non riceviamo finanziamenti da operatori di telecomunicazioni o da altri soggetti con interessi nel settore. Non abbiamo un avvocato di parte. Siamo cittadini che usano gli strumenti che la legge mette a disposizione di tutti: il diritto di accesso agli atti, il diritto di segnalazione alle autorità competenti, il diritto di parola.

Se hai trovato questo sito è probabilmente perché anche tu hai scoperto che la fibra c'è, ma non si può attivare. Benvenuto.

Hai trovato un civico fantasma?

Bastano 5 minuti e uno smartphone. Ogni segnalazione documentata è un mattone in più nella costruzione dell'evidenza.